Arnaldo Zara

Lesione legamento crociato anteriore

La più elevata incidenza di lesione del LCA si ha nei soggetti giovani e sportivi.  L’evento è un momento molto traumatico nella vita di uno sportivo, ma le attuali tecniche chirurgiche ne permettono una ripresa pressoché completa delle attività agonistiche.

Il sintomo dell’insufficienza del legamento crociato anteriore è l’instabilità anteriore dell’articolazione, che impedisce di adattarsi alle diverse superfici al suolo, facendo avere la sensazione al paziente che il ginocchio “vada via” nel momento in cui il piede incontra un ostacolo.

Purtroppo la Lesione del LCA  non è quasi mai isolata, soprattutto nello sportivo, avendo delle lesioni associate, quali lesioni meniscali o capsulo-legamentose. Ciò porta ad un timing dell’intervento chirurgico che non è sempre possibile in acuto, ma a volte necessita di un percorso pre-operatorio di recupero funzionale.  La presenza, quasi costante, di ematoma fa diminuire l’outcome funzionale. 

Le tecniche di ricostruzione hanno subito negli ultimi anni importanti cambiamenti sia tecnici, che riabilitativi, portando ad una minore invasività ed un miglior recupero funzionale per il paziente.

La scelta adeguata del tipo di trapianto è di cruciale importanza. Vengono utilizzati a questo scopo il Tendine Rotuleo (BPTB), i tendini dei muscoli Gracile e Semitendinoso (STG), Il tendine Quadricipitale oppure Legamenti sintetici tipo il LARS.

Di questi, il tendine rotuleo è maggiormente utilizzato nei giovani sportivi, sia per la sua tenuta sia per la possibilità di osteointegrazione; ma le difficoltà legate all’invasività del prelievo e le sue conseguenze funzionali (dolore anteriore di ginocchio, dolorabilità alla pressione), hanno allargato le indicazioni del prelievo dei tendini gracile e semitendinoso.

Variabili a questi, sono la tecnica di preparazione dei tunnel femorali e tibiale e la tecnica di fissazione del trapianto. 

La pratica da me utilizzata prevede, nella maggior parte dei casi, una tecnica trans-portale con uso del portale antero-mediale per la preparazione dell’half tunnel femorale e successiva preparazione del tunnel tibiale con una guida a 55 gradi. 

La fissazione è in sospensione sul femore con un bottone e vite ad interferenza sulla tibia.

L’intervento dura 40 min circa, e viene eseguito in artroscopia con anestesia locoregionale (peridurale).

Nel tempo post-operatorio si utilizza una ginocchiera articolata con carico parziale per la prima settimana e CPM con kinetec da subito. 

Lesioni meniscali

Le lesioni meniscali rappresentano la patologia di più frequente riscontro, sia nel paziente sportivo che non. I menischi hanno una funzione importante nel ginocchio, aumentando la congruenza articolare e permettendo una corretta trasmissione dei carichi, nonché una funzione di lubrificazione articolare. 

Il trattamento di scelta e’ l’asportazione della zona meniscale lesionata, procedura definita Meniscectomia selettiva; procedura che lascia in sede la restante parte di menisco sano. In giovane età, se la tipologia della lesione lo consente, va sempre effettuato un tentativo di sutura meniscale, così da preservare la zona lesionata senza asportarla. Ciò si traduce in una strategia che permette di limitare lo sviluppo di artrosi precoce a distanza.

I sintomi delle lesioni meniscali sono dolore articolare continuo localizzato, blocco articolare, versamento articolare e limitazione funzionale.

Discorso diverso si ha per la gestione delle lesioni meniscali definite degenerative, cioè lesioni che si sviluppano in soggetti più adulti, accompagnate da lesioni condrali di vario grado. In mancanza di blocco articolare, oppure di lesioni molto ampie (definite complesse), il trattamento di scelta, in fase iniziale, deve prevedere un approccio conservativo, che prevede utilizzo di terapia medica , fisioterapica ed infiltrativa con acido jaluronico. Se il trattamento conservativo fallisce ci si orienta verso la soluzione chirurgica.

Le lesioni meniscali sono classificate in base alla loro morfologia ed alla loro posizione anatomica meniscale.

L’ intervento chirurgico viene eseguito in artroscopia con mini accessi definiti portali. Il tempo dell’intervento è di circa 15 minuti; maggiore se si tratta di una sutura meniscale. L’anestesia è locoregionale (PERIDURALE). L’intervento è effettuato in regime di Day Surgery che prevede una sola notte di ricovero.

La strategia post-operatoria prevede una fase di qualche giorno di scarico per il controllo del dolore e gonfiore, e successivamente una fase fisioterapica. Il recupero completo è stimato in circa 30 giorni.

Lesione tendine d'Achille

La lesione del tendine d’Achille si verifica in soggetti sportivi, che maggiormente sollecitano la struttura, con un rischio superiore negli uomini rispetto alle donne. Una lesione tendinea sottende sempre una tendinopatia cronica. Il paziente durante il gesto sportivo o addirittura durante le normali attività quotidiane avverte ‘’ come se qualcuno gli avesse lanciato una pietra oppure qualcuno gli avesse dato un calcio ‘’.

La lesione puo’ essere parziale o totale. Nel caso vi sia un’interruzione funzionale del tendine (Segno di Thompson positivo) vi è indicazione chirurgica.

La tipologia di intervento viene scelta sulla base di vari parametri: la sede anatomica della lesione, l’età del paziente, le richieste funzionali del paziente stesso. 

Nei casi meno complicati, si procederà a tecnica di tenorrafia (sutura tendinea) termino-terminale, che puo’ essere eseguita a cielo aperto oppure in mininvasiva. In altri casi, si puo’ eseguire anche una tenodesi del tendine flessore lungo dell’alluce oppure dei peronieri pro Tendine d’achille.

L’intervento viene eseguito in anestesia locoregionale (peridurale) in regime Day Surgery ed ha una durata di circa 20 minuti.